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Me

Di solitudini cittadine e di aperitivi illuminanti

Ieri sera sono uscito con due mie amiche, una di queste una ex collega con cui ho instaurato un bellissimo rapporto nonostante la collaborazione professionale sia durata solamente 6 mesi.

Avete presente una di quelle persone con cui sai di avere feeling anche solo con uno sguardo? Pensi una battuta e lei la dice ancor meglio di come la stessi pensando? Ecco I. è così.

Una ragazza fantastica che giovedì scorso avvia una chat di gruppo a 3 su messenger e dice:

“Vin, aiutaci! Organizza un aperitivo che qui non ne veniamo mai a capo con gli appuntamtenti!”

Ora è risaputo che io abbia le capacità organizzative di Barbie di Stranger Things, però non so per quale congettura astrale dopo aver detto “Mercoledì ore 19 Porta Genova, ci siete?” loro hanno risposto in coro “sì!”.

Bene, ci sono riuscito. Devo solo far passare 5 giorni e sperare che per una scusa o l’altra qualcuno tiri pacchi.

Mercoledì, ore 12: “allora stasera confermato?” chiedo a I. e a C. e loro “Sì certo!”.

è fatta. evviva.

Ci vediamo, sorridiamo, sembra che questi 6 mesi di lavoro, impegni, famiglie, casa, libri, auto, viaggi e fogli di giornale non abbiano scalfito la sintonia tra di noi.

Parliamo del più e del meno ma I. tira fuori un argomento che un po’ mi destabilizza e che è un po’ il centro di questo post.

“Sapete, sono un po’ stufa di Milano. O meglio di questa cosa per cui se esci da sola, viaggi da sola, ceni da sola, bevi da sola sei una sfigata. Come per dire – <<Toh, poverina non avrà amici o qualcuno con cui trascorrere del tempo insieme>>.”

Ora sia chiaro, I. è una delle ragazze più intelligenti che abbia mai conosciuto, di quelle che ci parli e per quanto voi due siate di mondi paralleli riesci comunque a instaurare un rapporto. Quindi no, I. non è un asociale. Anzi!

Ricordo ancora un giorno arrivata in ufficio alle 9.30 mi guarda e mi dice

“Vinny, Chi sono? Eh? Chi sono?”

Jeans a vita alto, maglia bianca, giacca destrutturata che cade perfettamente sulle spalle.

“Scusami Vivian (Ward), sto lavorando”. le rispondo ironicamente.

E lei se ne va felice, perché intendeva proprio Julia Roberts in Pretty Woman.

Ma tornando a noi quell’argomento tirato fuori da I. mi fa pensare che tutti i torti non ha. Milano è una di quelle città che per quanto europea si possa mostrare fatica ancora a comportarsi da europea.

Nei miei viaggi in giro per il mondo e in Europa è capitato di viaggiare da solo e di uscire da solo, mangiare da solo, bere da solo. Ecco lì non capitava di rimanere da solo perché la gente (forse anche per secondi fini) approcciava a te con uno sguardo, un sorriso e uno “‘Sti cazzi della solitudine la tua storia sono sicuro che mi farà crescere.”

Ho capito che anche io come I. vivo male la compassione degli altri ma non perché viva in maniera pessima la mia condizione da single (a proposito, quando volete sono sempre aperto a nuovi dates) ma per l’ansia che ti mette la gente nel dover per forza seguire uno stile di vita diretto, lineare, concreto così come loro si aspettano.

E allora capisci che il problema non è mamma e papà e nonna e zia che ti dicono “e quando ti sposi?” ma è l’Italia.

“Questo Paese mette ansia nei sentimenti” diceva Laetitia Casta in un film di Veronesi.

E tutti i torti non ha. Che poi forse sono gli altri a non essere in grado di stare da soli.

Nel dubbio farò come ho sempre fatto: “‘Sti Cazzi”.

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