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Responsabilità sociale e social

Durante le mie ricerche al lavoro (come social media manager) mi capita spesso di cercare e di leggere qualcosa riguardo il mondo dell’influencer marketing.

Proprio in questi giorni è uscita una ricerca da parte di Blogmeter, il quale cita gli influencer più pagati al mondo e i costi per foto e engagement mensile.

La ricerca la trovate qui.

A parte l’amore per Chiara Ferragni che amo follemente soprattutto nell’ultimo anno da quando si è tolta l’aria da snob e ci sta facendo vedere veramente la sua vita comprese porte in faccia e scivoloni vari, ho notato la presenza di influencer che modestamente non conosco e in particolare questa sport influencer.

Jen Selter, il suo nome. La ricerca la cita famosa per le sue booty picture e gli 11 milioni di fan.

Un post condiviso da Jen Selter (@jenselter) in data:

Ok, cerco di calmarmi.

Come ben sapete ho un’idea dello sport che è ben diversa da quella che queste veline patinate fanno credere. Credo che lo sport sia fatto di sudore, fatica, facce orribili mentre si cerca di raggiungere un obiettivo e di successi.

I Selfie in palestra sì, il sudore e gli allenamenti intensi no.

Che strana questa idea di sport che avete.

Lo dico veramente. È malato cercare una perfezione fisica del corpo e non invece un miglioramento seppur minimo perché si è riusciti ad uscire dalla comfort zone in cui ci piace tanto stare.

In questo anno ho dato una svolta al mio modo di allenarmi, concepire il benessere fisico proprio grazie al CrossFit (come molti sanno). Ma attenzione, mica dico che in palestra non si riesce a raggiungere obiettivi.

Dico solo che è malato pensare che lo sport fatto bene sia il culo tondo, le tette su, la pancia piatta e la bocca a culo di gallina. Anche perché, Jen bella a mostrà tette e culi e chiamarsi influencer siamo belli tutti. È il modo migliore per ottenere follower ed engagement.

Lo so bene io che una foto scapezzolata scatena masse manco fossi David Gandy sotto i faraglioni di Capri. Hai voglia a fare il concettuale con le foto di cibo, viaggi e copy sapientemente scritti. Il nudo attira.

Capito. Bene.

Ma chiamiamoli Masturbing influencer. Non sport influencer.

In questo anno in cui ho mostrato di più la mia vita sportiva (nonostante faccia sport da quando ho 4 anni tra piscina, calcetto, danza, ballo e palestra e no, non si vede!) ho assunto un senso di responsabilità maggiore.

Perché quando faccio vedere il mio fisico migliorato la gente si incuriosisce e chiede e dalla mia candida ingenuità dico: sai sono seguito da un nutrizionista, non mangio merda e mi alleno 5 volte a settimana.

Perché c’è gente che mi chiede:  “ma come fai a farlo tutti i giorni? Io non riuscirei.”

Sì che ci riusciresti, basta non seguire questi modelli distorti che i social e i brand ci vogliono far credere raggiungibili con due squat al giorno.

Sto lavorando per la prova costume del 2018 da aprile 2017 e sono ben lontano dai fisici perfetti di instagram (con o senza filtri). Allora tagliamoci fuori da questi canoni estetici artefatti, amiamo i nostri difetti e miglioriamoli giorno dopo giorno con fatica e volontà di fare. Poi magari nel 2018 vorrei anche smetterla di pensare alla prova costume che fa tanto anni 80 e pensare alla prova benessere.

Chiudo il discorso dicendo: tutti, anche noi persone con poco seguito da non considerare come influencer ma semplicemente utenti attivi sui social abbiamo una responsabilità sociale e social alta tanto quanto un influencer.

Dosiamo bene le parole che diciamo e condividiamo, per qualcuno dall’altra parte potrebbero essere fondamentali.

Scusate lo sfogo. Ora potete tornare a masturbarvi con Jen o con chi più vi piace.

 

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